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Πέμπτη, 6 Μαΐου 2021

Sant' Agazio Patrono di Squillace. (7Maggio).

Sant' Agazio Patrono di Squillace. (7Maggio).

Tantissimi santi greci della Magna Grecia, sono venuti con i soldati degli imperatori di Constantinopoli, come Giustiniano e gli imperatori della dinastia Macedone; e, secondo la tradizione storiografica, di Niceforo II Foca (961-9), che organizzò la linea difensiva dei “kastellia”. I coloni imperiali condussero con sé i loro santi;Uno di questi e' sant’Agazio, di cui si celebra la festa a Squillace. Di alto valore simbolico è la leggenda agiografica sull’origine del suo culto. Le urne con le Reliquie di cinque santi: l’Apostolo san Bartolomeo, e i santi Acacio, Gregorio Taumaturgo, Luciano e Papiano, vennero gettate in mare dagli eretici iconoclasti. Prodigio celeste, non affondano, ma, come una flotta di navicelle, prendono la rotta dell’Occidente, costeggiando come da millenni facevano gli Orientali. Giunti nel Golfo di Squillace, Acacio e Gregorio si fermarono: il primo, poi detto Agazio, venne adottato da Squillace e dalla Diocesi come suo patrono; Gregorio entrò nella Grotta di Vulcano abitata dal diavolo, e venne condotto a Stalettì, dove il cenobio di lingua greca era ancora in esercizio nel XV secolo; e, con varie vicende, esiste ancora. Acacio era un centurione romano di Bisanzio, morto martire l’7 maggio del 303, durante l’ultima grande persecuzione. È rappresentato, come altri santi, con la corazza; come si conviene a santi di uomini pronti, se necessario, a combattere in difesa dell’Impero e del “kastellion”. È dunque degnamente detto “Agathòs”, valente, valoroso.
Luciano e Papiano avevano raggiunto la Sicilia; Bartolomeo, le Lipari, da dove i Longobardi lo condussero a Benevento; infine l’imperatore Ottone lo portò a Roma, nell’Isola Tiberina.

(Foto di Lucio Grankunnu Secondo Gabriella‎ Aedicola, edicole e icone sacre in Calabria: Terza facciata dell'edicola di Squillace sulla strada provinciale 53.)

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