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Σάββατο 11 Ιουλίου 2026

Oggi sono 33 anni dalla morte del grande santo dei nostri tempi il Venerabile padre Sofronio di Essex.




🍀Oggi sono 33 anni dalla morte del grande santo dei nostri tempi il Venerabile padre Sofronio di Essex. 

Il Tropario

Tono IV

Figlio prediletto ti mostrasti, o Beatissimo, al Venerabile Padre Siluano, essendo, o Sofronio, maestro delle cose celesti; in Occidente risplendesti con la tua sapienza, e con la tua santa vita guidasti verso la luce coloro che chiamano Dio Padre, che un giorno vedremo, per la tua preghiera.

Παρασκευή 27 Μαρτίου 2026

Le più grandi peccatrici:



Le più grandi peccatrici: Maria Egiziaca, Tais e Pelagia lavarono le loro anime con le lacrime e si consacrarono. Così fecero migliaia di altre. Puoi farlo anche tu, cristiano. Ti pentirai certamente di molte risate nella tua vita, ma non di una sola lacrima versata. "Guai a voi che ora ridete, perché piangerete - questa è la parola del Santo dalla bocca santissima" (Luca 6:25). Il male non è mai nato dal seme delle lacrime, ma dal seme del riso, in effetti, molti mali sono nati.

Σάββατο 21 Φεβρουαρίου 2026

E' freddo, nevica. L'inverno non ha ancora abbandonato queste lande sofferenti.



E' freddo, nevica. L'inverno non ha ancora abbandonato queste lande sofferenti. Abbiamo superato la metà della Settimana Bianca, ci avviciniamo alla domenica della Caduta di Adamo. 

Dopo aver riflettuto questa settimana sul Giudizio Universale, la Chiesa ci chiamerà, fra pochi giorni, a meditare non la fine del mondo, ma il suo inizio. 

Adamo, il padre dell'Umanità, aveva quasi tutto. Potere e potestà sulla Creazione, un corpo perfetto, una mente geniale, uno spirito che poteva parlare con il Signore "faccia a faccia". Eppure, la seduzione del peccato e il potere della gelosia hanno rovinato la condizione di perfezione in cui versava tutta l'umanità. 

Molti si chiedono quale sia lo scopo dell'Uomo sulla Terra. Lo scopo dell'Uomo su questa Terra è, secondo la dottrina dei Padri della Chiesa, il ritorno a quella comunione che Adamo aveva con Dio prima della Caduta. A questa grande impresa siamo chiamati tutti. 

Nel gelido inverno della vita umana, siamo testimoni della Luce. Non casualmente il Vangelo di Giovanni capitolo 1, che parla dell'incarnazione del Verbo-Luce, è letto a Pasqua e non a Natale. 

Abbiamo una scelta ogni giorno. Accontentarci del transeunte, o cercare l'eternità. Nella Bibbia del Luzzi, pubblicata negli anni '20, il termine "Dio" (considerato paganeggiante dal protestante, in quanto proveniente dal lemma latino Zeus/Deus) era invece tradotto con "Eterno". L'Eterno fa, l'Eterno pensa, l'Eterno ama, e così via. A dispetto delle considerazioni generali ("non è la traduzione corretta del termine Elohim/Yahvé") la parola Eterno come sinonimo di Dio mi è sempre piaciuta.  Se l'essere umano è chiamato alla Comunione, alla Sinergia e Cooperazione con l'Onnipotente, allora è davvero l'Eterno che ci chiama ad abbandonare lo stadio della vita presente per un qualcosa che abbraccia l'atemporeità: essere Figli di Dio significa essere "come dèi", per usare una espressione di sant'Atanasio il Grande. 

Tanti si chiedono: "Se Dio è buono, perché non ha perdonato Adamo dopo la caduta?"

E infatti il Signore era pronto a perdonare la sua creatura, che però invece di affrontare la conseguenza della sua disobbedienza (una punizione, forse?) ha preferito nascondersi, mentire e minimizzare. E la conseguenza della paura, dell'orgoglio e dell'accidia sono la morte dell'anima. E così, come dice la Genesi, la morte entrò nel mondo e così le malattie e la condizione attuale della razza umana. 

Ma c'è la Buona Novella. 

Se con i frutti di un albero siamo caduti, con un altro frutto, l'Eucarestia dell'Albero della Vita, saremo salvati. Passiamo dal frutto proibito dell'Eden al frutto desiderabile della Comunione di Cristo. Dalla Croce vivificante, il nuovo Albero sacro, sgorgano le sorgenti della Grazia. Accogliere il Cristo in noi ci rende immortali. 

E quindi, accogliamo in noi il Nuovo Adamo, il Redentore, e non saremo più prostrati come il nostro antenato, ma cammineremo ritti in piedi, come eredi del Regno dei Cieli.

Il muro della iconostasi ci ricorda cosa vedremo al Giudizio Universale. Il Cristo Signore sull'altare-trono del Giudizio, e i santi attorno a Lui.

Σάββατο 11 Οκτωβρίου 2025

No fatídico dia 13 de abril de 1204 d.C., os cavaleiros da Quarta Cruzada tomaram Constantinopla.


Por: Marco Mannino Giorgi 

No fatídico dia 13 de abril de 1204 d.C., os cavaleiros da Quarta Cruzada tomaram Constantinopla. Durante o saque massivo, chegaram à Rotunda do Apostoleion, local onde repousavam muitos dos corpos de imperadores e imperatrizes. Os cruzados começaram a abrir os sarcófagos. Arrancaram a coroa imperial da cabeça do Imperador Heráclio (considerado pelos ocidentais o primeiro cruzado da história). Muitas das sepulturas foram abertas e destruídas. E quando abriram o Sarcófago do Imperador Justiniano I (527-565 d.C.), ficaram atônitos, pois o corpo do imperador, 639 anos após sua morte, permanecia incorrupto. O historiador Nicetas Coniates, testemunha ocular da captura e saque de Constantinopla em 1204, escreveu o seguinte:

"Exibindo desde o início, como dizem, seu amor inato pelo ouro, os saqueadores da rainha das cidades conceberam uma nova maneira de enriquecer, escapando à atenção de todos. Eles arrombaram os sepulcros dos imperadores, localizados dentro do Heroon, erguido ao lado do grande templo dos Discípulos de Cristo (Santos Apóstolos), e saquearam todos eles à noite, levando sob estrita observância de qualquer ornamento de ouro, pérolas redondas ou pedras preciosas radiantes, incorruptíveis que ainda estivessem preservadas em seu interior. Ao descobrirem que o cadáver do Imperador Justiniano não havia se decomposto ao longo dos séculos, eles encararam o espetáculo como um milagre, mas isso não os impediu de manter as mãos longe do túmulo. Em outras palavras, as nações ocidentais não pouparam nem os vivos nem os mortos, mas, começando por Deus e seus servos, demonstraram total indiferença e irreverência para com todos".

Πέμπτη 28 Αυγούστου 2025

🇮🇹28 agosto — giorno della memoria di un santo unico: San Mosè l’Etiope





🇮🇹28 agosto — giorno della memoria di un santo unico: San Mosè l’Etiope

Il 28 agosto la Chiesa celebra la memoria di San Mosè l’Etiope (detto anche Mosè il Nero), un santo la cui vita è una straordinaria testimonianza di pentimento, umiltà e amore per Cristo.
Nel nostro monastero si conserva una reliquia del santo. In questo giorno, il reliquiario con le sue sante reliquie è stato portato in chiesa per la venerazione.
L’unicità di San Mosè non sta solo nella sua santità, ma anche nel fatto che era una persona di pelle nera. Ancora oggi si sente, purtroppo, l’opinione errata che non esistano santi di colore. San Mosè è una prova evidente del contrario!
Il Signore non guarda all’aspetto esteriore, al colore della pelle o alla nazionalità: Egli guarda il cuore, l’anima e la fede della persona.
Facciamo gli auguri a tutti coloro che venerano San Mosè! Che il suo esempio ci ispiri a percorrere la via del pentimento, del perdono e dell’amore per Dio.
Breve vita di San Mosè l’Etiope

San Mosè visse nel IV secolo in Egitto. In gioventù fu un brigante, noto per la sua forza e il suo carattere violento. Ma, profondamente pentito dei suoi peccati, abbracciò la vita monastica nel deserto di Scete.
Con il tempo raggiunse una grande santità, diventando presbitero e guida spirituale per molti. Era conosciuto per la sua saggezza, misericordia e capacità di perdonare.
Morì martire all’età di 75 anni, ucciso da predoni, scegliendo consapevolmente di non difendersi per seguire il comandamento di Cristo sull’amore verso i nemici.
San Mosè l’Etiope è un esempio di autentica trasformazione spirituale e della potenza della grazia divina.

Τετάρτη 13 Αυγούστου 2025

La “Meta-fisica” come malattia e come Festadi Christos Yannaras.


La “Meta-fisica” come malattia e come Festa
di Christos Yannaras

Festa della Madonna del 15 agosto – nelle nostre isole si augura «buona Panagia» (kalí Panagiá), espressione linguistica equivalente a «buona Pasqua» o «buon Natale».

Chi comprende l’inconciliabile differenza tra la Chiesa e la religione (comprensione che un tempo definiva la particolarità culturale del Greco) vede nel volto della Madonna la Theotókos: la donna che ha dato carne alla libertà di Dio rispetto alla sua stessa divinità, libertà di un amore appassionato e folle per la sua creatura – che Dio esista come uomo senza che venga annullata la radicale alterità della divinità. «Sono stati vinti i limiti della natura», canta la Chiesa per questa nascita di Dio da una donna, prima e unica nella storia identificazione della libertà con il Principio Causale dell’evento dell’essere.

Chi non comprende la differenza tra la Chiesa e la religione, cioè l’alienazione dell’evento ecclesiale quando viene religiosizzato (alienazione che ha definito la particolarità culturale dell’Occidente post-romano), vede nel volto della Madonna soprattutto la «Vergine» (the Virgin, la Vierge). Vuole esorcizzare la primitiva paura colpevole della sessualità. Una paura che ancora imprigiona la donna nel burqa, a guardare di nascosto il mondo, invisibile come genere; la stessa paura che negli ambienti religiosi vuole nascondere o cancellare la grazia femminile, soprattutto i capelli (perché proprio i capelli?), fino a rasarli, come fanno i fanatici ebrei con le loro donne. La sacralizzazione della verginità biologica –quasi una venerazione– nasce dalla religione naturale, dall’istinto cieco di blindare l’io contro la paura dell’ignoto trascendente.

La Chiesa nasce da una chiamata (lo dice la stessa parola) a partecipare a relazioni di comunione, di coesistenza. «Chiamata» e «relazione» sono pressoché la definizione stessa della libertà. Ma la libertà, gli uomini raramente nella storia l’hanno sopportata come principio di una forma comune di vita – è un esercizio arduo, che richiede di superare l’ego, di rischiare l’utile per amore della verità.

Così anche la Chiesa non si è mai definita come traguardo compiuto, ma si è raffigurata fin dalle origini come un campo con grano sì, ma anche con «zizzania»: insieme alla Chiesa coesiste sempre, come sintomo o tendenza, la sua religiosizzazione – come nella maternità si nasconde sempre il rischio dell’autoritarismo egoistico, o nell’amore eros può mascherarsi l’interesse della sola gratificazione.

Quando la vita ecclesiale si religiosizza, viene alienata del tutto: la testimonianza dell’esperienza ecclesiale, il Vangelo, viene interpretata come ideologia; la fede come convinzione individuale; la morale come merito personale ricompensabile. Allora riemerge anche la primitiva paura colpevole della sessualità: la Madonna interessa (e viene onorata) non perché ha incarnato il Senza-carne e ha contenuto l’Incontenibile, ma perché è rimasta «vergine anche dopo il parto». Ha preservato la verginità biologica, che interessa infinitamente più della maternità.

Nel monachesimo ecclesiale, l’Athos è considerato il «Giardino della Madonna», la verginità è salto di assoluta offerta amorosa, culmine della libertà dell’amore. Nel monachesimo religiosizzato, l’atleta erotico della verginità si degrada in obbligo giuridico di «celibato»…

Non a caso l’esperienza della Chiesa ha istituito la via monastica come condizione della verginità ascetica.

La stessa esperienza ecclesiale loda la Madonna come «madre della vita». Di quella vita che è libertà dalla malattia, dalla corruzione, dall’inaridimento. E che trova il suo culmine nella Festa.

Foto: Michael Vakaros

🇮🇹Oggi la nostra gloriosa Carbone celebra la festa del suo santo patrono celeste — San Donato d’Arezzo, martire e vescovo. San Donato è un santo comune sia alla Chiesa ortodossa che a quella cattolica.San Donato d’Arezzo visse nel IV secolo.


🇮🇹Oggi la nostra gloriosa Carbone celebra la festa del suo santo patrono celeste — San Donato d’Arezzo, martire e vescovo. San Donato è un santo comune sia alla Chiesa ortodossa che a quella cattolica.

San Donato d’Arezzo visse nel IV secolo. Era noto per la sua fede incrollabile e per la cura del suo gregge. Durante le persecuzioni contro i cristiani, Donato non rinunciò alla sua fede e per questo fu martirizzato. Le sue reliquie sono conservate nella città di Carbone, e lui è venerato come il protettore celeste di questo luogo.

La comunità monastica ortodossa ha partecipato alla celebrazione, alla processione solenne con il reliquiario contenente le sue reliquie e la statua di San Donato.
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🇺🇦Сьогодні наше славне місто Карбоне відзначає свято свого небесного покровителя — святого Доната Арецкого, мученика та єпископа. Святий Донат є спільним святим як для православної, так і для католицької церкви.

Святий Донат Арецкий жив у IV столітті. Він був відомий своєю непохитною вірою та турботою про паству. За часів гонінь на християн Донат не відрікся від віри і за це був мученицьки вбитий. Його мощі зберігаються у місті Карбоне, і він вважається небесним покровителем цього краю.

Православна монаша спільнота взяла участь у святкуванні, у святковій процесії з ковчегом із мощами та статуєю святого Доната.

Monastero Ortodosso Carbone Basilicata





Πέμπτη 7 Αυγούστου 2025

Con il "binocolo" del cuore vedo quella Luce sconfinata, che nessuna mente può comprendere.Santo Anziano Galaktia di Creta.



"La luce del tuo volto ha brillato su di noi, o Signore." (Sal 4,7)
"Alla luce della gloria del tuo volto, o Signore, cammineremo per sempre" (Sal 88,16b-17a)

Con il "binocolo" del cuore vedo quella Luce sconfinata, che nessuna mente può comprendere.
Santo Anziano Galaktia di Creta

Chiunque senta un po', un po' della Luce di Dio, l'amore di Dio, poi ama il mondo intero. Prega per il mondo intero. Vedi cos'è Dio e cos'è tu. Poi piangi per i tuoi peccati. Io non conosco altro. (p. 120)

Quando piango e gemo per i miei peccati, il mio cuore si approfondisce. Sospiro dal profondo della mia anima e provo sollievo. Il desiderio corre, corre... e, in un momento inaspettato, non so come, con il "binocolo" del cuore vedo quella Luce sconfinata, che nessuna mente può contenere e nessuna lingua può raccontare.
Nessuno può descrivere la grandezza del cielo! Il cielo nasconde molti misteri. La Luce è sconfinata, non ha inizio, metà e fine. È informe, uniforme.
È piena di informazioni. Molte cose inspiegabili sono spiegate al suo interno. Alcune si possono dire, ma la maggior parte no. È la Luce del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo...
Lo Spirito Santo non si vede. È Luce! È venuto nel mondo e non se n'è andato. Si muove con un forte botto, ma nessuno lo sente! Passa accanto a tutti costantemente, ma si accampa dove c'è pentimento.
Le cose divine sono fragranti. Portano pace, tranquillità e paradiso all'anima e controllo sui nostri guai. Vedo nella Luce che Dio è tutto e io non sono niente. (pagine 117-118)

Σάββατο 12 Ιουλίου 2025

Sportivo. gr:''San Paisio: migliaia di persone da ogni angolo della Grecia alla sua tomba – L'unico "pellegrinaggio popolare" che profuma di eternità''



Sportivo. gr:


''San Paisio: migliaia di persone da ogni angolo della Grecia alla sua tomba – L'unico "pellegrinaggio popolare" che profuma di eternità''


L'"esplosione" sociale dell'amore mondiale per il Santo negli ultimi anni - Un fenomeno benedetto che dimostra che nulla è andato perduto




...Dopo la proiezione della serie che ha letteralmente fatto piangere tutta la Grecia con i suoi messaggi santificati, i già intensi pellegrinaggi legati alla vita di San Paisio hanno assistito a un'"esplosione" di nuovi pellegrini. Sia a Panagouda sul Monte Athos, sia a Konitsa e nel monastero di Stomio, migliaia di pellegrini accorrono per sentire in qualche modo la benedizione lasciata dal più grande Santo del nostro tempo...


Venerdì mattina fedeli provenienti da ogni angolo della Grecia sono giunti al Sacro Monastero di San Giovanni il Teologo. Sfidando le spese e i chilometri, ignorando il sole cocente, ignorando le gioie mondane dell'estate, vanno a migliaia a riposare sul poggiatesta di una tomba sacra. Una tomba infinitamente più vivificante delle tante "tombe" viventi ed erranti che governano o insegnano su questa terra desolata.


Ogni pellegrino che si inginocchia fisicamente o mentalmente davanti a San Paisio riceve borse dorate di grazia gratuita. La sua anima è guarita dal balsamo che, nonostante il nostro declino (individuale e nazionale), il Santo non ci abbandonerà. Se lui era ansioso per la sua posizione mentre era in vita, sanguinando le ginocchia per il pentimento e scrivendo una lettera come eredità per il futuro, quanto più lo sarà questo "operatore radio di Dio" che ora trasmette i suoi miracoli direttamente dalla frequenza del Paradiso e che accorre ora.


In questi giorni sentiamo tante cose tristi, assistiamo a fenomeni di decadenza escatologica, siamo costantemente preoccupati dall'invasione dell'oscurità e dalle sue infinite forme. Anche noi esseri umani spesso ci lasciamo oscurare da questo clima scoraggiante. Ma da qualche parte girerai lo sguardo e vedrai un San Paisio in un'icona, in un libro, a una veglia, che ti guarda con quello sguardo di profonda grazia e ti sussurra dolcemente "...che la sua misericordia dura per sempre, alleluia"....


...Si vedono giovani, anziani, famiglie, viaggiatori provenienti dall'estero, di ogni ceto, istruzione e professione, che inondano i sentieri percorsi dal Santo, cercando le tracce del suo cammino, discutendo le sue parole nei pozzi della pura compagnia, riposando in ogni sua parola rimasta sulla carta, invocandolo in ogni ora buia, avendolo come scudo contro ogni pensiero di poca fede, sentendolo come un padre e un fratello e un amico e un compagno, come un battito del nostro cuore che si è aggiunto per battere continuamente per Cristo e la Grecia....

Τρίτη 20 Μαΐου 2025

Nella calma alba dalla Vigla del Monte Athos.

"Στο γαλήνιο ξημέρωμα από τη Βίγλα του Αγίου Όρους, ο μοναχός Ιωσήφ υψώνει το λάβαρο της πίστης με τον δικέφαλο αετό της Βυζαντινής Αυτοκρατορίας. Το βλέμμα του ατενίζει ΠΕΡΑ ΑΠΟ ΤΟ ΟΡΑΤΟ, προς τη μακρινή Κωνσταντινούπολη, τη βασιλεύουσα της καρδιάς μας. Το φως διαλύει το σκοτάδι, καθώς η προσευχή και η ελπίδα νικούν τον χρόνο." Η φωτογραφία της ημέρας είναι του John Giannatos ενός εξαιρετικού καλλιτέχνη- φωτογράφου που πρόσφατα κυκλοφόρησε ένα πολύ όμορφο έργο με τίτλο: "Πέρα από το ορατό" που εξεδόθη από την Ι.Μ.Μ. Βατοπαιδίου Αγίου Όρους. 

"Nella calma alba dalla Vigla del Monte Athos, il monaco Giuseppe solleva il vessillo della fede con l'aquila bicipite dell'Impero Bizantino. Il suo sguardo va oltre il visibile, verso la lontana Costantinopoli, la capitale eterna del nostro cuore. La luce dissolve le tenebre, mentre la preghiera e la speranza vincono il tempo."
La foto del giorno è di John Giannatos, un eccezionale artista-fotografo che ha recentemente pubblicato un'opera molto bella intitolata: "Oltre il visibile" edita dal Monastero di Vatopedi del Monte Athos. 

www.8xmilleortodossia.it

Τρίτη 22 Απριλίου 2025

La storia della Calabria appare ancora, per molti aspetti, una «storia negata».



La storia della Calabria appare ancora, per molti aspetti, una «storia negata». Questo non vuol dire, certo, che essa non sia indagata dai ricercatori e dagli studiosi di tutto il mondo, ma i frutti di tanti studi rimangono spesso sepolti nelle biblioteche accademiche e fanno parte del bagaglio culturale di pochi. Il popolo calabrese, invece, ed i media in genere, spesso si avvicinano a questa Regione privi delle categorie culturali che, sole, potrebbero riuscire a dischiuderne gli scrigni dei tesori che essa, da millenni, custodisce gelosamente.

Chi pensa oggi alla Calabria, di solito, associa ad essa il ricordo della Magna Grecia, tante volte ribattuto dai tamburi della pubblicità turistica e di cui, nei testi scolastici - di solito così avari di notizie storiche sulle terre del Meridione - si ritrova addirittura qualche sporadica traccia.

Certamente l’eredità magnogreca è viva: è in mille cose, dalla tarantella aspromontana, così simile alla danza detta “pirrica”, alla scintilla di umanità greca ancora presente nell’animo del popolo.

Le origini del mito dell’identità magnogreca sono legate agli eruditi calabresi del Cinquecento e del Seicento, che spesso non esitarono a cambiare nome ai toponimi, facendo un danno enorme per i successivi studiosi, pur di vedere confermate le loro ricostruzioni storiche. Nell’Ottocento, come è accaduto in Grecia nello stesso periodo, le motivazioni della scelta di identificazione con la grecità pagana sono insite nella cultura romantica e neoclassica, che aveva, da Winckelmann in poi, idolatrato una sua idea - peraltro completamente errata - dell’antichità classica e nel rifiuto illuminista nei confronti del periodo romaico, detto spregiativamente “bizantino”, considerato come decadente e deteriore.

Come in Grecia durante e dopo gli anni della guerra di liberazione dal giogo turco, anche in Calabria la ricerca di un’identità culturale ha portato alla creazione di un gigantesco falso storico. In Grecia, a differenza che in Calabria, l’artificiosità della costruzione romantica fu in parte corretta dalla presenza della Chiesa Ortodossa, da sempre custode non accademico dell’identità culturale del popolo greco, che ha, per così dire, “rimesso in circolo” l’eredità romaica bizantina medievale. In Calabria, invece, la Chiesa Cattolica ha operato all’inverso - prima con la Santa Inquisizione e poi con i dettami del Concilio di Trento - sposando acriticamente il vuoto recupero dell’antichità magnogreca e contribuendo spesso alla cancellazione della gran parte delle fonti e dei repertori del periodo altomedievale.

In questo clima intellettuale, dal concilio tridentino in poi, i beni culturali di epoca romaica bizantina della Calabria sono stati fatti letteralmente a pezzi. Dove sono le migliaia di icone calabresi, lodate e celebrate in tutto il Mediterraneo? Dove i monasteri, le chiese e le residenze del notabilato? Dove gli archivi, con i codici calabresi che hanno, di fatto, salvato la letteratura greca antica? La risposta consolatoria dell’incidenza dei terremoti è, ahimè, falsa, o quantomeno parziale. Chiediamoci, invece: quanti parroci, in tutta buona fede ed ignoranza, hanno distrutto deliberatamente le antiche icone non più di moda, per far posto a quadri manieristi e post-caravaggeschi, di scuola napoletana o siciliana, da loro considerati più “moderni”? Quanti monaci e chierici calabresi hanno fatto il loro soggiorno a Roma, a Venezia o a Firenze “regalandovi” preziosi manoscritti bizantini di Calabria, operando così una diaspora di codici senza precedenti e senza giustificazione? Quanti ecclesiastici hanno preferito “rimuovere” icone per fare posto alle statue dei nuovi santi «di importazione»?

Il frutto di quest’atteggiamento mentale è riconoscibile negli studi archeologici e storici, in cui solo da pochi decenni si registra appena l’inizio di un’inversione di tendenza. Fino ad ora si è studiata solo la fase greca e romana di ogni sito, “saltando” quella bizantina, per poi riprendere dai Normanni in poi. È come se un’intera epoca sia stata cancellata dalla memoria collettiva. Si arriva al punto che di chiese di chiaro impianto bizantino sia certificata l’origine solo in epoca sveva o angioina, con il pretesto che le «fonti d’archivio» non permettono di risalire più indietro nel tempo.

Eppure la matrice bizantina ed orientale, nonostante le tante devastazioni, ha ancora la forza di segnare indelebilmente il volto di questa Regione, disseminata di gioielli. Basti pensare al monastero di S. Giovanni il Mietitore a Bivongi, alla Cattolica di Stilo, alla chiesa di S. Giovanni Crisostomo a Gerace, ai gioielli architettonici di S. Severina e di Rossano. Non tutte le icone sono state distrutte: ancora a S. Lorenzo si venera una antica Madonna con Bambino, mentre altre sono ancora a Diminniti ed in vari luoghi di culto della Calabria. Una, molto importante per la sua antichità, è nella Collezione del Museo S. Paolo di Reggio: si tratta di un S. Gerasimo proveniente da un monastero della Valle del Tuccio.

La ripresa degli studi arricchisce questo patrimonio sempre di più, e sempre nuovi gioielli vengono ad aumentare i segni importanti di un passato luminoso, che può divenire la base per la ripresa culturale, economica e morale della Calabria. Non è un caso che dopo 1000 anni di dominazioni straniere la Calabria meridionale continui a fornire alla Chiesa Universale ancora una messe di sacerdoti ortodossi, caso unico al mondo di attaccamento pervicace alla propria Storia ed alla propria Patria. Non è un caso se, al di fuori di tutti i circuiti ufficiali, una coscienza della propria cultura romeica bizantina si sta facendo largo nella popolazione, una cultura che esige maggiore rispetto verso i propri monumenti, i propri reperti e le proprie tradizioni religiose, anche all’interno dello stesso mondo cattolico.

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Castrizio D., Una identità culturale negata alla Calabria (in Passarelli G., Il ricordo - Le icone del Piccolo Museo San Paolo di Reggio Calabria, Laruffa, Reggio Calabria, 2002).

Δευτέρα 14 Απριλίου 2025

Preghiera e confessione!!!


 


Preghiera e confessione


Dopo essere andato al Monte Athos diverse decine di volte, un giovane mecenate, convinto di essere già stato "salvato in Paradiso", andò da Padre Nikon l'Athonita e gli chiese:


-Anziano, sono stato sul Monte Athos, ho partecipato alle funzioni religiose, ho visitato molti monasteri.

In cosa consiste questa salvezza?


Il padre, comprendendo lo spirito di vanità, rispose:


- Ma di cosa ti preoccupi esattamente?


- Non riesco a trovare pace nella mia anima!

Come posso trovarlo?


- Caro giovane.

Non importa dove andrai, sarai sempre responsabile di te stesso e dei tuoi peccati. Ma fate attenzione a quello che vi dico:

Il diavolo ti lascerà fare tutte le buone azioni e ti aiuterà anche in più, ma non ti lascerà mai fare due cose.


Vuoi fare l'elemosina, ti aiuterà.


Vuoi digiunare? Non solo ti lascerà in pace, ma ti aiuterà anche.


Il diavolo non solo ti permette di fare tutte queste buone azioni, ma ti aiuta anche, per poi gettarti nell'orgoglio e nella vanagloria.


Ecco perché non ti lascerà mai fare due cose:


- per dire la preghiera del cuore:


"Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me peccatore."


e confessione.


Perché l’umiltà nasce da entrambi.

E l'umiliazione è l'opera che esaurisce gli impuri.


Per questo motivo non possiamo essere salvati senza umiltà e obbedienza al nostro padre spirituale.

nella Chiesa ortodossa.


Che la pace e la gioia autentica ed esperienziale siano nostre!

Παρασκευή 11 Απριλίου 2025

Il Sacramento dell'olio santo è chiamato in molti modi nelle culture ortodosse, con significati complementari.



Il Sacramento dell'olio santo è chiamato in molti modi nelle culture ortodosse, con significati complementari. "Mistero dell'olio santo", "Santificazione dell'olio", "unzione comune", "rito dell'unzione dei malati". Tutti questi termini indicano ciò che l'Apostolo ha comandato di fare:

Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. [Lettera di Giacomo 5:13-16]

L'olio diventa veicolo di salvezza e di guarigione. È interessante come la malattia e il peccato siano interconnessi nella visione dell'apostolo Giacomo. C'è tanto da dire in merito. Nella pratica attuale delle Chiese Ortodosse vediamo generalmente due atteggiamenti verso questo venerabile sacramento della Chiesa. Da un lato una ipertrofia d'uso, con una presenza esagerata di questo sacramento nel ritmo parrocchiale (specialmente nel bacino carpatico-ucraino-moldavo) con presenza anche bisettimanale in alcune parrocchie, e dall'altra una assoluta assenza. Il Tipico lo prevede il Mercoledì Santo, addirittura in Grecia come "al posto della confessione".

Il rito dell'olio santo nasce per i malati del corpo e dello spirito. Nella settimana che verrà, le parrocchie lo promuoveranno. Non perdete quindi l'opportunità di guarire, da qualsiasi cosa vi sentiate addosso.

Σάββατο 25 Ιανουαρίου 2025

La Chiesa Ortodossa Autocefala di Albania, con il più profondo dolore, annuncia la dormizione nel Signore di Sua Beatitudine, l'Arcivescovo Anastasios di Tirana, Durazzo e di Tutta l'Albania.


🇮🇹 La Chiesa Ortodossa Autocefala di Albania, con il più profondo dolore, annuncia la dormizione nel Signore di Sua Beatitudine, l'Arcivescovo Anastasios di Tirana, Durazzo e di Tutta l'Albania. Sua Beatitudine si è addormentato nel Signore oggi, 25 gennaio 2025, alle 8:30, all'età di 95 anni, presso l'Ospedale "Evangelismos" di Atene, a causa di insufficienza in molti organi”, dopo un ricovero prolungato presso l'Ospedale "Hygeia" di Tirana.

Invitiamo i fedeli della Chiesa d'Albania e di tutto il mondo a pregare per il riposo dell'anima del nostro Primate defunto.

L'indimenticabile Arcivescovo Anastasios ha restaurato e rinnovato la Chiesa Ortodossa Autocefala d'Albania, che ha risollevato dalle sue rovine dopo la caduta del regime ateo. Attraverso la sua visione ispirata da Dio e il suo instancabile lavoro, ha ricostruito la vita ecclesiastica dalle sue fondamenta, eretto centinaia di chiese, istituito enti educativi e filantropici, e formato e ordinato un nuovo clero, offrendo un incessante servizio sacrificale per oltre trentatré anni.

La sua memoria sia eterna!​​​​​​​​​​​​​​​​


 

Παρασκευή 25 Οκτωβρίου 2024

Il soldato SVO ucciso si è svegliato mentre andava all'obitorio e ha parlato di un vecchio con una croce sul cappello.


 





Il soldato SVO ucciso si è svegliato mentre andava all'obitorio e ha parlato di un vecchio con una croce sul cappello.


Il proiettile del cecchino era esplosivo. Ha danneggiato più organi e le ha rotto la spina dorsale. "Non avrebbe dovuto respirare affatto", dice il medico che lo ha operato. Non respirava. Mentre si preparavano all'operazione, il polso scomparve. Ma mentre andava all'obitorio si è svegliato... L'infermiera che l'ha visto è svenuta.


Dyulustan Ivanov (originario della Yakutia) ha visitato l'altro mondo e ciò che ha visto lì lo ha sorpreso. "Era un vecchio così alto con la barba bianca e una croce sul cappello... Ha detto che era troppo presto per me..." spiega il combattente della SVO.


Questo ragazzo non era fedele. Tuttavia, sulla base della sua descrizione dettagliata, il sacerdote concluse che San Luca di Crimea apparve a Deuce. Quando al ferito fu mostrata una fotografia del santo, lo riconobbe immediatamente.


Per il combattente Yakut, questo fenomeno è diventato un punto di svolta. Ben presto fu battezzato e la sua fidanzata e sua sorella fecero lo stesso con lui.


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